Voice Hearers – Uditori di voci

16th November 13.00 English Subtitles

17th November 13.00 Italian Subtitles

Mental Health Department, via Weiss, 5 Trieste

“Voice Hearers”

(Futura TV Production, Brazil, Broadcast June 2017, Italian Premier)

This documentary Voices Hearers follows the daily lives of three people showing how they deal with their voices in their lives. Their stories and the opinions of their relatives and neighbors about their experience is explored. Award winning and strongly recommended for anyone who wants to know more about the experience of hearing voices.

“Uditori di voci”

Il documentario segue la vita di tre persone mostrando come convivono con le voci nella loro quotidianità. L’esperienza è esplorata anche in relazione ai loro cari e rapporti con il vicinato. Il documentario ha vinto diversi premi ed è consigliato per coloro che volessero saperne di più sull’argomento dell’udire le voci.

Due come noi che …

Venerdì 17, ore 20.30, Teatro Orazio Bobbio, Via del Ghirlandaio, 12

DUE COME NOI CHE…

concerto musicale con Gino Paoli e Danilo Rea

A settembre del 1974 Gino Paoli tenne uno dei primi concerti nell’Opp di San Giovanni che apriva i cancelli e le porte, e tanti giovani triestini entravano per la prima volta nella città dei matti.

Da allora, tante volte è tornato a testimoniare il suo aiuto al lavoro di liberazione.

L’ultima volta con Danilo Rea in occasione dei trent’anni della legge 180.

Dopo più di quarant’anni siamo ancora qui a gioire del cammino fatto insieme e dell’amicizia profonda che lega Gino Paoli a tutti i matti di Trieste, protagonisti della loro stessa liberazione

 

DUE COME NOI CHE…

concerto musicale con Gino Paoli e Danilo Rea

Prosegue con successo l’avventura LIVE del duo che per l’occasione sarà in scena con lo spettacolo “Due come noi che…”, un prezioso esempio di come due artisti assoluti possano interpretare in modo innovativo alcuni classici della storia della musica italiana e internazionale.
“Due come noi che…” ha già collezionato numerosi sold out nei concerti sui palcoscenici più prestigiosi in Italia e all’estero, incantando ed emozionando il pubblico ogni volta. Un successo che di certo non stupisce dato il calibro degli artisti on stage: la voce e il carisma di Paoli, uno dei più grandi autori e interpreti della canzone nostrana, affiancata da uno dei più lirici e creativi pianisti riconosciuti a livello internazionale come Danilo Rea.

 

(Per il concerto, visto il tutto esaurito previsto, sono riservati 20 posti per i convegnisti. Rivolgersi alla segreteria del convegno entro le ore 13 di venerdì)

Homo sum

Venerdì 17 novembre, alle 18.30, Sala espositiva Lux Art Gallery, via Rittmeyer 7a

inaugurazione della mostra fotografica / Inauguration photographic exhibition

HOMO SUM: “Nulla di ciò che è umano mi è estraneo” / “Nothing human is alien to me

Progetto fotografico per la sensibilizzazione sullo stigma nella salute mentale.
A photographic project for the sensitization against the stigma in Mental Health

La mostra presenta una selezione di ritratti in bianco e nero di 60 persone provenienti dall’ambito della salute mentale di Trieste e non. Attraverso l’arte della fotografia, il progetto vuole contribuire alla promozione di una cittadinanza empatica verso la realtà della sofferenza mentale, valorizzando un aspetto spesso dimenticato, quello della normalità, della sfumatura, della bellezza. La mostra prevede un percorso espositivo che guida gradualmente il visitatore all’esperienza dell’”assenza di categorie”, attraverso un allestimento fotografico caotico e anti-convenzionale, ma anche affiancando alla fotografia altri mezzi espressivi quali la scrittura letteraria e un filmato. La mostra ha come obbiettivo quello di varcare quanti più confini possibili: fisici o psicologici, ovunque essi impediscano la comunicazione tra persone. Con questa vocazione parallelamente all’esposizione in città presso la Lux Art Gallery, la mostra sarà presente anche nella Casa Circondariale Coroneo di Trieste, dove un’ala dedicata ospiterà alcuni dei ritratti per coloro che vivono la quotidianità del carcere.

The exhibition presents a selection of black and white portraits of 60 people from the mental health area in Trieste as well as from outside the area. The project is aimed at promoting empathy towards the mental disease, valorizing, thank to the photographic art, the aspects of normality and beauty, often neglected. The exhibition is thought to gradually guide the visitor in an experience of “no-categorization”, through a photographic setup that is deliberately chaotic and anti-conventional, but also through the integration with other forms of art, that are literary writing and videotaping. The objective of our project is to cross any boundary, physical as well as psychological, preventing human communication. Pursuing this objective, in parallel to the exhibition at LuxArt Gallery, another exhibition of Homo Sum will take place in the Trieste‘s Detention Center “Coroneo”, where some of the same portraits will be implemented.

By: Cristina Bonifacci, Silvia Zidarich, Federica Giordari, Lucia Culot e Giulia Franco

Promoted by A.P.S. Nadir Pro – In collaboration with: S.A.R-DSM, Associazione di Volontariato Franco Basaglia

Photography by: Cristina Bonifacci, Text by: Silvia Zidarich, Counselor in production: Omar Soffici, Presentation by Maria Campitelli

Nebbia in agosto

Giovedì 16 novembre, alle ore 20.30, presso il Teatro Miela (Piazza Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, 3)

Alla presenza di Michael von Cranach:  

Proiezione del film: Nebbia in agosto (Nebel im August) di Kai Wessel, con Ivo Pietzcker e Sebastian Koch (2016)

Ernest Lossa, bambino tedesco, zingaro, di minoranza Jenisch, ritenuto insufficiente mentale venne ucciso con un’iniezione letale quando aveva 14 anni. Aveva resistito per più di 6 anni ai tentativi di esecuzioni. Sembra invece che fosse particolarmente simpatico, servizievole e intelligente, tanto da ingraziarsi infermieri e aguzzini, resistendo nel chiuso dell’istituto alle violenze e alle vessazioni. Riusciva sempre a rubare una mela, a farsi dare una doppia razione di minestra o una coperta. Al compimento del quattordicesimo anno, una diligente e corpulenta infermiera non fu capace di sottrarsi all’ordine. La singolare e struggente storia di Lossa è diventata un libro e poi un film.

Tutto comincia nel 1920 dalla pubblicazione di un libro. Karl Binding e Alfred Hocke, il primo professore di diritto penale a Lipsia, il secondo di clinica psichiatrica all’Università di Friburgo pubblicano Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens (Il permesso di annientare vite insegne di vita). L’incontro di un giurista e di uno psichiatra istruisce un dispositivo terribile e inumano che sperimenta le pratiche dello sterminio e aprirà la strada ai campi di concentramento. Essi affermano che la vita degli handicappati, dei bambini disabili, degli schizofrenici cronici negli ospedali psichiatrici sia una vita indegna.

Alla fine si afferma che la loro uccisione non può costituire “alcun crimine”, ma anzi un atto medico consentito e lecito. Quanto sta accadendo e accadrà fino quasi alla fine degli anni ‘50 rappresenta forse il momento di maggiore espressione e successo della psichiatria biologica, dell’eugenetica, del mito della razza, del sogno della bonifica umana. Le conseguenze sono indicibili, i numeri non restituiscono quell’orrore e tuttavia saranno circa 70.000 i bambini fatti sparire e più di 200.000 i disabili e i pazzi cronici. Ma ancora gli effetti e le conseguenze di questa scellerata ideologia medico-psichiatrica non si concludono in quel tempo, gli anni ’30 e ’40, e in quello spazio, la Germania nazista, ma si trascinano in teorie e pratiche che sottendono talvolta anche in termini sfacciatamente palesi l’operare intorno alle persone con disturbo mentale, oggi. “Questa è la storia di uno sterminio di massa di cui si parla solo in certi convegni di psichiatria. Ci sarà un motivo per cui altrove non se ne parla? Credo sia perché sappiamo che ci fu uno sterminio, lo sappiamo già che c’erano i campi di sterminio. I dettagli non ci interessano più perché la sostanza non cambia. È roba che fa star male, ci vuole uno sforzo per rimetterci mano. I nazisti, il male, la guerra … vien da dire basta prima di cominciare.” Gli psichiatri di per sé sono stati sempre molto refrattari a riconoscere questa storia. La rimozione è stata gigantesca. Tant’è che ci è voluto quasi mezzo secolo prima che se ne parlasse in un convegno internazionale di psichiatria. È stato Michael von Cranach, direttore dell’istituto psichiatrico di Kaufbeuren, ad avviare una lunga e puntigliosa ricerca negli archivi dell’ospedale psichiatrico da lui diretto nella regione di Monaco di Baviera. Per la prima volta, i risultati della ricerca furono presentati al nono congresso mondiale di psichiatria ad Amburgo nel 1999.

È recente il maldestro tentativo di recuperare le neuroscienze e la genetica a sostegno dell’oggettiva presenza di determinanti biologici che sarebbero responsabili dei comportamenti, della malattia, della possibilità di definire la guaribilità o l’inguaribilità. Dietro alle immagini colorate del cervello, troveremmo le stesse ideologie scientifiche che resero potente la psichiatria  degli anni ’20 e ‘30. Nelle pratiche odierne ancora una volta l’incontro scellerato di una biologia psichiatrica e di una giurisprudenza in cerca di parametri oggettivi per misurare l’umana sofferenza, rischia di produrre disastri. Non accadde la stessa cosa nel 1920 nell’incontro del giurista Binding e dello psichiatra Hocke? Ma a cosa serve mettere in luce questa storia? A cosa serve se oggi noi facciamo fatica a riconoscere nelle pratiche psichiatriche in Italia come nel resto del mondo, ovunque, culture che ancora non riescono ad abbandonare quelle radici? È del tutto evidente che occorre conoscere, indagare, entrare nei luoghi della “malattia mentale oggi” e registrare, divenire consapevoli di quanto ancora accade.

 

Nebbia in agosto: Nella Germania del Sud dei primi anni ’40, Ernst Lossa è un tredicenne di etnia nomade jenisch, orfano di madre e con un padre ambulante che non può prendersene cura. Dopo una trafila di famiglie affidatarie e il riformatorio, arriva nel reparto psichiatrico dell’ospedale gestito dal dottor Veithausen con la nomea di ragazzo problematico. Rassicurato dalle promesse del medico, Ernst si fa ben volere e trova uno scopo nell’aiutare i ragazzi più deboli. Ma quando scopre che un numero crescente dei suoi amici muore per misteriose e fulminanti polmoniti, capisce che vengono uccisi e cerca di ribellarsi con tutta la forza della sua innocenza a una macchina inumana lanciata alla sua massima potenza.

Non sono razzista ma

Giovedì 16 novembre, alle ore 18.00, presso il Teatro Miela

(Piazza Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, 3)

 presentazione del libro:

 “Non sono razzista, ma: La xenofobia degli Italiani e gli imprenditori politici della paura”, di Luigi Manconi e Federica Resta – Feltrinelli Editore – 176 pagine

Il Gruppo di protagonismo Articolo 32 ne parla con Luigi Manconi, Gianfranco Schiavone, Peppe Dell’Acqua

Non sono razzista, ma” illustra un meccanismo psicologico tanto elementare quanto diffuso, che mira a prendere le distanze dalle parole e dagli atti che ci tradiscono e contraddicono ciò che pensiamo di essere, o che magari vogliamo far intendere di essere. Ma ormai è entrata in crisi l’interdizione morale nei confronti di parole e atti xenofobi, che aveva costituito una sorta di presidio linguistico e culturale, ma anche sociale e politico, rispetto al ricorso a pratiche di esclusione e discriminazione.

Forse davvero sta cadendo il tabù del razzismo nella società italiana. Luigi Manconi e Federica Resta lanciano un grido d’allarme in questo pamphlet di grande urgenza: l’intolleranza etnica ha trovato spazio nel discorso pubblico e nella sfera politica, legittimando comportamenti fino a ieri censurati, grazie a figure pubbliche che fanno del proprio ruolo istituzionale (come nel caso del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli) una risorsa significativa di produzione e legittimazione dell’ostilità sociale nei confronti dello straniero. Manconi e Resta dimostrano che queste figure pubbliche corrispondono a un tessuto in crescita di piccoli e grandi imprenditori politici dell’intolleranza, capace di produrre anche casi paradossali di “razzismo democratico”, come i Centri di identificazione e di espulsione per stranieri irregolari, un sistema incompatibile con diversi princìpi costituzionali, eppure tollerato dalle istituzioni. Un libro fondamentale per evitare l’errore di indugiare nel “peccato dell’indifferenza”

Leros. Il mio viaggio

Alla fine degli anni Ottanta una giovane fotografa sufficientemente sprovveduta, adeguatamente incosciente per essere in grado di infiltrarsi in luridi meandri di un lager insulare ruba cento scatti all’omertà, al nascondimento, alla vergogna di un paese, di una cultura, di una professione.
Le prime pagine di alcuni quotidiani europei ne avevano già segnali, ma Antonella Pizzamiglio documenta, illustra, si sofferma, ci sta sopra, coglie l’enormità di quel che vede: ce lo consegna e ai funzionari dell’Unione Europea i documenti spalancano necessità – possibilità di intervenire.
Due èquipes da Maastricht e da Trieste possono essere inviate dalla CEE* a Leros e in un tempo non certo breve ma decisivo cambiare radicalmente i destini del luogo e degli internati.
Un’altra occasione per decidere ruolo e importanza del compito di non nascondere nulla, svelare realtà, conoscere per trasformare: l’uso straordinario di uno strumento straordinario perchè nessuno potesse più dire di non sapere e perchè nessuno possa più dire in futuro che le cose non stavano così.
Ho visto partire Antonella e l’ho vista tornare.
Le foto stavano lì, ma era chiaro che stavano ormai anche dentro di lei – come divennero non dimenticabili immagini per molti di noi.
Franco Rotelli

*Comunità Economica Europea in seguito prese il nome di Unione Europea

LEROS Il mio viaggio sarà visitabile  in orari che saranno comunicati

Il percorso fotografico di Antonella Pizzamiglio contiene oltre 60 fotografie divise in 4 sezioni; la testimonianza di un viaggio iniziato nel 1989 e non ancora concluso

LEROS IERI – reportage realizzato nel 1989 all’interno del manicomio dell’isola greca del Dodecaneso. (1989)
LEROS OGGI – per dare un nome e una dignità che in passato non c’erano. (2011)
LA VERGOGNA DELL’ABBANDONO – le strutture e il senso di vergogna di un passato ancora presente. (2011)
L’ISOLA DEI PROFUGHI – (2016)

La mostra è organizzata dalla cooperativa sociale La Collina in collaborazione con Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste – Dipartimento di Salute Mentale, cooperativa sociale Reset, Agenzia Sociale 2001.

 

Urban Mental Health

Una delegazione di rappresentati delle istituzioni sanitarie, sociali e giudiziarie di Los Angeles, guidata da Kerry Morrison (direttrice esecutiva dell’Hollywood Property Owners Alliance) e dal professor Allen Frances (della Duke University, USA) si troveranno a Trieste per incontrare omologhi locali per una sorta di gemellaggio.

I membri della delegazione sono particolarmente interessati a comprendere e studiare modelli alternativi per la presa in carico di persone con disturbi mentali gravi, condizioni di marginalità sociale e problematiche giudiziarie.

Nella mattinata la delegazione di Los Angeles sarà guidata in un percorso di esplorazione del sistema dei Servizi di salute mentale triestini, si recheranno presso il Centro di Salute Mentale nr. 3 di Domio e presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura.

Assecondando una richiesta specifica dei nostri ospiti, nel pomeriggio, è previsto un momento di confronto e dialogo sul tema delle politiche sanitarie, sociali e giudiziarie tra i membri della delegazione americana e i rappresentanti locali delle istituzioni. È nostra intenzione discutere con i membri della delegazione americana il “modello Trieste” come esempio di welfare locale orientato all’inclusione sociale attraverso una solida rete di integrazione delle politiche sociosanitarie.

Per tale motivo sono stati contattati i rappresentati delle diverse agenzie e istituzioni della città, per costruire un dialogo costruttivo e di scambio con le loro controparti statunitensi.

La delegazione di Los Angeles è composta da:

  • James Bianco, Judge, Superior Court, Mental Health Court
  • Brian Bixler, Lieutenant, Los Angeles Police Department, Mental Evaluation Unit
  • Annadennise Briz, Seargent, Mental Evaluation Team, LA Sheriff Dept.
  • Pietro D’Ingillo, Law Enforcement Psychologist, L.A. Sheriff Department
  • Sarah Dusseault, Chief of Staff, City Council District 4; member, Los Angeles Homeless Services Authority
  • Caroline Kerry, Chair, L.A. County Mental Health Commission
  • Kerry Morrison, Stanton Fellow, Executive Director of the Hollywood Property Owners Alliance
  • Phyllis Owens, Program Director, Community Partners
  • David Petrocelli, Lieutenant, Los Angeles County Sheriff
  • Patricia Giggans, Civilian Oversight Commission; LASD, Chair Committee on Mental Health Eval. Team
  • Anthony Ruffin, Supervisor, Homeless Outreach; The People Concern (Skid Row)
  • Jonathan Sherin, Director, Los Angeles County Department of Mental Health
  • Brittney Weissman, Executive Director, LA County Chapter, National Alliance for Mental Illness (NAMI)
  • Tracey Whitney,L.A. County District Attorney’s Office, Mental Health Deputy

Information and registration

Registration deadline: 9th November.

Beyond that date, send the request at: who.cc@asuits.sanita.fvg.it

 

Limited places are available. Priority will be given to established partnerships with WHO Collaborating Centre of Trieste

Information and registration:

Application fee: Euro 100,00

The registration fee includes access to conference sessions (plenary sessions and parallel sessions), to masterclasses and events, to coffee breaks and light lunches (16-17-18 Nov.), as well as to meeting literature and on line presentations.
Free registration is possible – on request – for persons with Lived Experience of mental health issues, members of volunteer associations and members of registered social promotion associations.
Is possible – on request – to participate as listeners to the workshops and masterclasses.

Study visit on 15 november

Reservations ended

 

  • The System of Community services of Mental Health – Study visit to some key services
  • Social cooperatives: entrepreneurship for inclusion – Workshop and meetings with local A type and B type Social Cooperatives: mission, organization and development perspectives
  • Association activities between participation and active citizenship – Meetings with local Associations: best practices presentation
  • The “microarea project” between community based welfare and social innovation – Presentation and study visit among some different headquarters of the “Microarea Project”

 

Abstract

It is possible to send an Abstract, filling in the attached form (download it) to the following mail: who.cc@asuits.sanita.fvg.it

(The abstracts will be submitted to the Scientific Committee prior to their publication. Deadline 31st October)

 

Segreteria organizzativa:

Enjoy Events

Infoline: +39.0165.45858

Contacts / contatti: trieste2017@enjoyevents.it

abstract

Informazioni e iscrizioni

Chiusura iscrizioni on line: giovedì 09 novembre.

Oltre tale termine inviare la richiesta a: who.cc@asuits.sanita.fvg.it

Sono disponibili posti limitati. Verrà data priorità alle collaborazioni ed ai partner del Centro Collaboratore OMS di Trieste

ECM: l’evento è in fase di accreditamento ECM per le tutte le professioni, riservati alle prime 100 richieste (20 crediti)

Informazioni e Iscrizioni / information and registration:

Quota iscrizione: Euro 100,00

L’iscrizione comprende l’accesso alle plenary e parallel sessions e alle masterclasses, ai light lunch e coffee break nei gg 16-18, al materiale del convegno e alle presentazioni sul web.
L’iscrizione è gratuita per i dipendenti delle Aziende Sanitarie della Regione FVG. Inoltre è favorita la partecipazione di persone con esperienza e di soci di associazioni di volontariato e di promozione sociale che possono chiedere l’iscrizione gratuita.
E’ possibile partecipare come uditore ai workshops.

 

Visite di studio/Study visit on 15 november

Prenotazioni concluse

  

Abstract:

E’ possibile inviare un abstract, compilando il modulo allegato (scarica), alla seguente mail:  who.cc@asuits.sanita.fvg.it

(Gli abstract verranno sottoposti al comitato scientifico prima della loro pubblicazione. Deadline per l’invio degli abstract: martedì  31 ottobre)

 

Segreteria organizzativa:

Enjoy Events

Infoline: +39.0165.45858

Contacts / contatti: trieste2017@enjoyevents.it

abstract

Foreword

On 1 July 2016, the UN Human Rights Council adopted a Resolution on Mental Health and Human Rights, highlighting that “persons with mental health conditions or psychosocial disabilities, in particular persons using mental health services, may be subject to, inter alia, widespread discrimination, stigma, prejudice, violence, social exclusion and segregation, unlawful or arbitrary institutionalization, over-medicalization and treatment practices that fail to respect their autonomy, will and preferences”.

Therefore “the need for States to take active steps to fully integrate a human rights perspective into mental health and community services, particularly with a view to eliminating all forms of violence and discrimination within that context, and to promote the right of everyone to full inclusion and effective participation in society”.

There are millions of people in psychiatric hospitals  – or chained or caged –  in low to high income countries. They need more opportunities to improve their human rights, mental health and wellbeing whilst they are in these hospitals and should have the prospect of returning to their communities. In many countries the development of a comprehensive community mental health system, including supportive community-based residential alternatives, is still a patchy and slow process. This is due to many factors, economic, political, environmental, social, educational and ideological.

The CRPD is the first high level international legally-binding standard which aims to promote, protect and ensure the full and equal enjoyment of all human rights and fundamental freedoms by all persons with disabilities, including those with mental health conditions, and to promote respect for their inherent dignity.

This is an important balancing standard between the right to adequate care and the right to all fundamental human rights.

Recently, the  UN Special Rapporteur  on the right of everyone to the enjoyment of the highest attainable standard of physical and mental health has declared:

“The crisis in mental health should be managed not as a crisis of individual conditions, but as a crisis of social obstacles which hinders individual rights …The urgent need for a shift in approach should prioritize policy innovation at the population level, targeting social determinants and abandon the predominant medical model that seeks to cure individuals by targeting “disorders”.

Therefore he has recommended to “develop a basic package of appropriate, acceptable (including culturally) and high-quality psychosocial interventions as a core component of universal health coverage; take targeted, concrete measures to radically reduce medical coercion and facilitate the move towards an end to all forced psychiatric treatment and confinement”.

Even, if there are guidelines, protocols, recommendations, monitoring systems in order to control forced treatments and restrictive practices, we should move toward a no-restraint general framework, e.g. an open door policy at all levels of the system, recognizing dignity and rights of individuals, not treated as an “object of the institution”, as Franco Basaglia wrote in 1967. The contradictions of power end up being played out in confined places, without any possibility of opening up towards the external world, in a different frame of space and time and without a project that pertains to real life. If I (as doctor, nurse, in any case guardian) have the key, or keys, I decide for you without any possibility of negotiation. Instead, I have to convince you, persuade you to agree, I must enter into dialogue with you in order to negotiate a solution.

Italy is still a laboratory, where de-institutionalization has been completed by pursuing it until the complete  closure of all Psychiatric Hospitals over two decades (1978-1999).  The Legislation of 1978 was based on rights (free communication, right to appeal, no prolonged involuntary treatments, no detention during those treatments) and fostered the lowest rate of involuntary treatment in Europe (17/100.000) and the shortest average duration (10 days), avoiding institutional “careers”. The forensic hospital sector has been included recently in a further de-institutionalization, with the closure of all remaining (6) Forensic hospitals, replaced by small (less than 20 beds) regional units linked to MH Departments. There was a reduction of cases detained from 1.500 long term patients to less than 600 usually for a much shorter time. The legal prospect is the right to be found guilty of a crime and the right to trial, and expectation of other developments in Penal Codes will be consistent with HR’s.

Other countries including the UK have closed the institutions and developed a community mental health system. However more needs to be developed to ensure a better quality of life, no restriction on liberty and better social outcomes for users.

Deinstitutionalization was therefore a starting point, and even now it is a necessary step, that means substituting community for hospital care and voluntary for involuntary care wherever possible. This could break the traditional nexus between custodial psychiatry and denial of human rights & social exclusion, or marginalization in institutional facilities and generally in mental healthcare.

To this end, the WHO has launched the “The Quality Rights Programme” which aims to improve both quality and human rights conditions in inpatient and outpatient mental health and social care facilities and empower organizations to advocate for the rights of people with mental and psychosocial disabilities. The WHO QRs Programme specifically helps to promote human rights, recovery, and independent living in the community; to support improvements on the ground and at policy level; and to promote participation of people with mental health conditions.

We explore particularly the issue of liberty and freedom in care processes, as opposed to a vision of restraint and denial of subjectivity. We should focus on:

  • The possibility of not using detention and compulsion – the legislation
  • The absence of locked units
  • The lack of a clear open-door policy
  • The lack of low-threshold, easy and friendly access to services
  • The lack of rights e.g social rights
  • The lack of a discourse based on negotiation within trusting therapeutic relationships

“Liberty is therapeutic” was in the 70s the motto in the Trieste experience, which is still preserving that legacy.

‘Freedom first’ the new slogan of the international movement for better care in a rights-based and person-centered approach, emphasizes this is not outcome but a pre-condition for care.

So, which practices can promote freedom? Can be described and operationalised? Which are related indicators? What connects key-words such as open door, open dialogue, free access, community engagement, co-production with stakeholders, recovery (also of the whole system)? This is required while contrasting restraint, coercion in care, special forensic psychiatry institutions.

On October 2016, the THINK-TANK Conference – CROSSROADS OF CHANGE – The leading experiences in a Whole Life, Whole Systems, Whole Community Approach to Mental Health, organized in Trieste by our WHOCC and the IMHCN in the framework of the International School Franca and Franco Basaglia gathered some of the most innovative practices, programs and services  from all over the world. This has been used to compile a compendium of our best practices and leading experiences, then submitted to WHO for the development of a WHO QualityRights guidance on community based and recovery oriented services that respect and promote human rights as part of the overall WHO QualityRights initiative, which works to improve quality and rights in mental health around the world.

Organizations should be driven by Whole Person principles and values and embrace a Human Rights approach, only then their practice will prove to be “inherently” healing.

The new frontier is about not only fighting against asylums for better community services (and changing legislations accordingly) on one hand, and on the other hand advocating individual, subjective rights, but a convergence of both is essential. But how this can be translated into actual effective strategies and concrete plans?

A further necessity is to focus on inclusion in society, acting on social determinants of health like home, work, education, social supports and networks, relationships, participation and many other aspects. A political and social action must be combined with a change of institutional practice and new thinking in mental health and social care.

The right to have a life means all of this. It requires adequate opportunities and the prospect of a whole life based on the needs of the individual. A person with a mental health problem has the same basic human needs as all of us. Recognizing the whole person is the way to develop and lead a life that is full of purpose, interest, recognition, contribution, value and reward. People with a mental health problem are seeking a whole life comprising of these needs and aspirations despite additional stresses such as migration, displacement, social withdrawal, social exclusion, cultural clashes. Enabling people to have a whole life opportunity and assisting them in their recovery and wellbeing requires full access to health, educational opportunities, vocational training schemes, work, volunteering, social networks, sport and leisure, art and culture and faith and religion. This should be usually guaranteed as part of citizenship, but in case of refugees or migrants without recognized access to social integration, this remains the most significant key for their health and social inclusion.

We need here to widen the chances of communication,  exchange experiences and successes, find new ways and strategies by collaborating, networking and continued learning.

This will be the scope of our meeting, that will encompass stakeholders, leaders, organizations, international bodies, brought together to a common discourse and dialogue.